Gli indici di variabilità: campo di variazione, varianza, scarto quadratico medio, coefficiente di variazione, quartili e diagramma a scatola.
Stessa media, dati diversi
Due classi hanno entrambe media \(7\). Nella prima tutti hanno preso \(6\),\(7\) o \(8\); nella seconda i voti vanno da \(3\) a \(10\). La media non vede la differenza: servono gli indici di variabilità, che misurano quanto i dati sono dispersi.
Il campo di variazione
Il più semplice è il campo di variazione: valore massimo meno valore minimo. È facile da calcolare, ma dipende solo da due dati, magari eccezionali.
Varianza e scarto quadratico medio
L'idea è misurare quanto ogni dato si allontana dalla media, cioè il suo scarto\(x_i - \bar{x}\). Gli scarti però hanno somma zero (quelli positivi compensano i negativi), quindi si elevano al quadrato.
Il coefficiente di variazione
Per confrontare la variabilità di dati con medie molto diverse si usa il coefficiente di variazione:
\[CV = \frac{\sigma}{\bar{x}}\]
di solito espresso in percentuale.
Quartili e diagramma a scatola
I quartili dividono i dati ordinati in quattro parti uguali: \(Q_1\) (primo quartile), \(Q_2\) (la mediana), \(Q_3\) (terzo quartile). La differenza interquartile\(Q_3 - Q_1\) contiene la metà centrale dei dati ed è poco sensibile ai valori estremi.
Il diagramma a scatola (box plot) disegna una scatola da \(Q_1\) a \(Q_3\), con una linea sulla mediana, e due "baffi" fino al minimo e al massimo.
Esercizi
Verifica veloce
Tutti i dati di un insieme sono uguali. Quanto vale lo scarto quadratico medio?
Ogni scarto dalla media è zero.
Verifica veloce
Quale indice contiene la metà centrale dei dati?
Tra \(Q_1\) e \(Q_3\) cade il \(50\%\) centrale dei dati.
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